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Un Nuovo Paesaggio #2

Un Nuovo Paesaggio #2
Accademia

Il nuovo Paesaggio dipenderà, ovviamente, da una società modificata. Per un po’ di tempo ci avvieremo ad essere una società contactless. Ci vorrà altro tempo per tornare ad essere più fiduciosi dei nostri corpi.

Per qualcuno questa pandemia è solo una sospensione di una vita che tornerà a essere normale, uguale a quella di prima. Qualcuno vorrà tornare indietro. Per qualcuno questa è solo una parentesi.

Io invece non lo credo. Ritengo e invece che ne usciremo molto cambiati, per vari motivi.

Primo, la sospensione, la bolla, non sarà di breve durata. Non dico che sarà lunghissima: dico che gli effetti saranno incisivi e diluiti nel Tempo. La prima ondata di questa crisi può anche risolversi in un paio di mesi. Il punto è che per mandare in crisi vera un libero professionista o un artigiano bastano un paio di mesi di assenza di incassi. Per un operaio a cui viene ridotto l'orario di lavoro, lo stesso. Per chi contava di poter lavorare di li a loco, magari nel Turismo, e che invece non verrà proprio chiamato a lavorare, il problema sarà immediato. Intere catene deboli, con scarsa inerzia finanziaria, saranno rotte da questa crisi.

A me pare insomma evidente che l'economia tutta, e l'economia locale soprattutto dovrà riorganizzarsi in tutta fretta. E questa riorganizzazione non potrà essere istantanea.

Secondo fattore, derivante dal contactless a cui accennavo sopra, è l’introduzione delle tematica in tutti i settori della nostra vita. Quindi lo smart working, e anche lo smart learning (lo chiamerei così), e poi, senza fare l’immaginifico, il nuovo sport, la nuova cultura, il nuovo benessere, ecc. Lo smart working (e anche il resto del dominio smart), presenta innegabili vantaggi nel conciliare la vita privata con il lavoro. Ci sono una serie di innegabili vantaggi sotto il profilo ambientale, che non si può far finta di non vedere, anche per chi, come me, non è per la decrescita felice.

Io non appartengo a coloro che hanno una logica “o-o".

La possibilità dello smart working e, a questo punto direi della smart living, sono una possibilità in più. Passata l'emergenza sanitaria potremo ancora rivederci, se vogliamo, in sessioni plenarie, in cui siamo fisicamente presenti. Potremo ancora fare lezioni in presenza, commissioni, audizioni. Se vorremo. Quando vorremo. Potremo fare riunioni miste, dove parte delle persone sono in presenza e parte in videoconferenza. Non dobbiamo rinunciare alle opportunità.

Come possiamo aiutare l'economia a livello locale, a prescindere da tutte le misure che potrà e vorrà mettere in atto il Governo?

Questa è la domanda che a mio avviso dovrebbe animare e motivare la costituzione di un gruppo locale trasversale e pluridisciplinare che aiuti la politica a fare una buona sintesi. Economia inteso in senso ampio, ovviamente.

Ci saranno attività e professioni che subiranno una fortissima flessione nell’immediato e comunque saranno ridimensionati anche una volta tornati in un regime di normalità. Penso a bar, piadinerie, ristoranti, il turismo, il cinema, il teatro, lo sport, le palestre, i mercati coperti. Tutte queste attività si svolgono in edifici. Così come la produzione e così come l’attività terziaria (le scuole, gli uffici pubblici). Sono edifici, localizzazioni, quantità da ripensare completamente.

Ci saranno invece attività (e edifici), che subiranno un incremento velocissimo nella crisi e che comunque saranno in posizione dominante domani. Penso a produttori di dispositivi medici e paramedici, detergenti, logistica, servizi alla persona a domicilio, soluzioni per smart workers, micro-fattorie vegetali, stampanti 3d, servizi di connettività e di modellizzazione, intelligenza artificiale, ecc.

Bisognerebbe forse partire da una matrice di questo tipo, cercando di fare un matching tra quello che è destinato a perdere di importanza e ciò che invece aumenta di importanza. E capire di conseguenza come la città (e il paesaggio), possono adattarsi, accogliendo anche nuove funzioni e rigenerandosi in velocità. Perché certo una cosa che ci ha insegnato questo virus è che bisogna rispondere con velocità e che il mondo fatto di procedure, gare, bolli, autocertificazioni, non è adatto a fronteggiare queste sfide.

Chiudo con qualche proposta a-sistematica, che ha solo l’intenzione di essere una “mossa d’apertura”.

1) Occorre un piano ricognitivo degli immobili della città, immaginando quali saranno i primi a svuotarsi e quindi i primi a dover essere ri-abitati (perché no?), rigenerati, riusati.

2) Occorre un quadro normativo che consenta di pianificare, progettare e realizzare queste cose con la dovuta velocità. Per esempio obbligare a conferenze di servizi per i piani attuativi, estendere la possibilità della SCIA anche a nuove costruzioni, snellire ancora la ristrutturazione edilizia ...

3) Occorre introdurre un quadro di fiscalità, anche locale, che aiuti a mantenere un tessuto produttivo locale per il settore edilizio (contributo di costruzione, monetizzazione, bonus, ecc.)

4) Occorre esternalizzare tutta la progettazione e buona parte della realizzazione di lavori pubblici, riservando agli enti locali solo il controllo. Ciò consentirebbe anche di immettere un po’ di liquidità nel settore dei professionisti.